Dipendenza Affettiva: Le Cause, I Sintomi e Come Uscirne Una Volta Per Tutte

Dipendenza Affettiva

Ad oggi, non esistono veri e propri criteri diagnostici per la dipendenza affettiva, anche chiamata love addiction. Eppure, si è notato che i suoi sintomi ricordano molto quelli della tossicodipendenza. In presenza della persona desiderata, o anche solo di stimoli che la ricordano (un maglione con il suo odore addosso, una strada percorsa insieme…) euforia e desiderio si accendono; ma quando questi elementi vengono a mancare, esattamente come in una crisi di astinenza, emergono emozioni negative e anedonia (assenza di piacere/ interesse). Si possono avere problemi a dormire, attenzione interrotta da continui pensieri ed immagini sull’oggetto amoroso, e comportamenti dannosi o incuranti per sé.

Anche l’infatuazione, tuttavia, causa sintomi simili. La domanda sorge spontanea: qual è la differenza tra essere innamorati ed essere dipendenti affettivamente?

La dipendenza affettiva provoca, nel corso del tempo, un malfunzionamento della persona.

Mentre l’innamoramento può essere definito come una fase dell’amore romantico che, ad un certo punto, deve ridurre la sua portata “ossessiva” ed acquisire proprietà meno ansiose per sfociare in una relazione stabile, nel caso della dipendenza ci si trova in una sorta di “innamoramento eterno” per cui non si riesce a smettere di pensare all’oggetto dell’ossessione e si passa molto tempo a desiderarla, tanto da apparire isolati in un proprio mondo privato e insondabile.

Nel caso dell’innamoramento, le conseguenze possono essere alta distraibilità e minore efficienza nei compiti di tutti i giorni, ma, se questa è solo una fase destinata a compiersi e maturare, la love addiction non lo è, e per questo compromette in modo rilevante il funzionamento della persona. Per “funzionamento” si intende la capacità di lavorare, occuparsi di sé e compiere tutte quelle azioni che la vita quotidiana impone per vivere e “andare avanti”.

La dipendenza, di qualunque tipo sia, causa, ad un certo livello, un blocco di queste funzioni. Potrebbe quindi capitare che, pur di rimanere ancora “dieci minuti” a letto con la persona amata, l’”addicted” perda il lavoro a causa delle ripetute assenze o ritardi. Oppure, per cercare di ottenere la vicinanza dell’amato, si potrebbe finire per assecondarlo in tutto, senza rispetto per sé e senza badare alle conseguenze delle proprie azioni. L’amore vero aggiusterà tutto.

La dipendenza affettiva rappresenta il desiderio per un ideale: l’amore romantico, così pubblicizzato nel marketing, rappresentato nei film e nei romanzi, agognato da molti, diventa una sorta di garanzia per chi lo insegue. Il problema nasce dalla (supposta) promessa di poter acquisire un valore come persone e maggiore sicurezza grazie all’amore. Naturalmente, ciò è impossibile, se non siamo i primi a credere di valere, o di meritare qualcosa. “Non importa se il lavoro va male, se non credo in me stesso, se non ho amici: se c’è quella persona vicino a me, e mi ama, io posso fare qualunque cosa.”

E’ questa la grande illusione della love addiction, non del tutto smentita dal mondo che ci circonda, ma anzi, perpetrata in molte storie e nel pensiero comune. Le cause della dipendenza affettiva sono diverse da persona a persona, ma alcuni comuni denominatori possono essere individuati facilmente: relazioni inadeguate o non sufficientemente calorose nella prima infanzia (stile di attaccamento insicuro), paura dell’abbandono, bassa autostima, assenza di modelli positivi di relazione, e, come detto sopra, il modello culturale “e vissero per sempre felici e contenti”. Come uscirne? L’antidoto per il romanticismo cieco è un po’ di sano cinismo

E’ necessario fare un passo indietro dalla propria relazione e cercare di guardarla con distacco e un pizzico di cinismo, magari aiutandosi con la scrittura. Quanti vantaggi avete ottenuto, dalla relazione con questa persona? E quante cose spiacevoli vi sono accadute, dall’inizio della relazione? Cercate di essere pragmatici mentre rispondete a queste domande, e rispondete solo per quanto riguarda voi stessi. Fate un elenco dei vostri interessi, delle vostre passioni, di ciò che vi rende felici: riuscite a trovarne almeno due che non includano il nome della persona amata? E se sì, li state praticando? Quante persone frequentate, al di là della persona amata? Quali sono le vostre altre relazioni significative? Queste domande iniziali sono una piccola verifica: le risposte potrebbero farvi suonare un campanello d’allarme, farvi rendere conto del fatto che il vostro mondo ruota intorno ad una sola persona, da cui dipende tutta la vostra felicità.

Se questo accade, riflettete sulla possibilità di prendervi qualche giorno di distanza dall’oggetto dei vostri desideri, e di osservare come questo vi fa sentire. Infine, contattate un/a bravo/a psicoterapeuta, e/o unitevi ad un gruppo di sostegno di persone affette da dipendenza affettiva. Conoscerete altre persone con problematiche simili alle vostre, in grado di comprendere senza giudicare e sostenervi nelle vostre scelte verso l’autonomia.

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