Come Funziona La Terapia Cognitivo Comportamentale Per L’Ansia?

Come Funziona La Terapia Cognitivo Comportamentale Per L’Ansia

In svariati studi (Hoffmann & Smiths, 2008; Hans & Hiller, 2013), la terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata il trattamento più efficace per il trattamento dei disturbi d’ansia.

Ma come funziona questa terapia, ormai nota anche ai non addetti ai lavori, quando si parla di disturbi ansiosi? Innanzitutto, essa si basa su un concetto fondamentale, ovvero che l’ansia non sia provocata da oggettive minacce del mondo, bensì dall’interpretazione minacciosa che diamo alla realtà (i nostri pensieri riguardo ad essa). Vediamo due strumenti tramite cui la CBT si propone di modificare le interpretazioni erronee nei pazienti ansiosi: la ristrutturazione cognitiva e l'esposizione.

La ristrutturazione cognitiva mira a modificare i pensieri irrazionali (o comunque disfunzionali) che scatenano l’ansia. Ad esempio, un paziente claustrofobico potrebbe essere convinto del fatto che, se entra in ascensore, correrà il rischio di sentirsi improvvisamente male e non poter chiedere aiuto. Da questo pensiero deriveranno conseguenze a livello emotivo (paura, ansia), fisico (sudore, battito accelerato, respiro corto) e comportamentale (evitare di entrare in ascensore). Come modificare queste convinzioni esagerate? La ristrutturazione cognitiva avviene attraverso un dialogo con il terapeuta, che mira a “smontare” l’irrazionalità con domande che la mettono in discussione o testano le immagini catastrofiche del paziente, permettendogli di riconsiderare le proprie credenze tramite una sorta di “messa alla prova”. Es. “che prove hai del fatto che, entrando in ascensore, ti sentirai male?”

Altro elemento fondamentale della CBT per disturbi d’ansia è l’esposizione. In combinazione con la ristrutturazione cognitiva, questa tecnica si occupa del versante comportamentale dell’ansia. Le persone ansiose tendono a praticare evitamento delle situazioni temute. Come è scontato, tendiamo a rifuggire ciò che ci fa paura: per esempio, chi teme il giudizio del pubblico farà qualunque cosa pur di non dover affrontare un esame orale di fronte ad un’aula piena di gente. Tuttavia, anche se apparentemente sensato, l’evitamento aumenta il timore, e tende ad allargarsi a macchia d’olio a situazioni che prima si frequentavano (es. si cominciano ad evitare non solo gli esami orali, ma anche le lezioni universitarie). Inoltre, “scansare” la situazione temuta porta a confermare le proprie idee su di essa. La tecnica dell’esposizione pone un fermo a questo circolo vizioso di paura e fuga. Al paziente viene suggerito di cominciare a frequentare proprio i luoghi e le situazioni che teme. L’ansia provocata sarà difficile da sopportare, ma resistendo all’impulso di scappare, la persona riuscirà a rendersi conto del fatto che, effettivamente, non le è successo nulla di male, e che sentirsi agitata, o addirittura nel panico, non mette a repentaglio la vita. Questo processo, in modo molto graduale, spezza le convinzioni errate (“sono andato a lezione e nessuno mi ha deriso: forse posso andarci senza subire umiliazioni”) e riduce la paura. L’esposizione può essere : in vivo (affrontare direttamente la situazione, persona, animale od oggetto temuti), immaginata (immaginare vividamente aspetti di cui si ha paura, sopportando l’ansia) ed enterocettiva (particolarmente usata nel disturbo di panico, si cerca di indurre le sensazioni fisiche che il paziente associa all’attacco di panico).

Questi due elementi, ristrutturazione cognitiva ed esposizione, trovano la loro applicazione nelle fasi specifiche di trattamento dei disturbi ansiosi.

Fasi della terapia cognitivo-comportamentale per l’ansia:

1. Psicoeducazione

Avere informazioni significa avere potere. La prima fase della CBT si propone di informare il paziente riguardo al funzionamento del suo disturbo (es. un attacco di panico), al modo in cui verrà trattato in terapia, e al perché la terapia è efficace. Questa è solo la prima fase, ma può dipanare molti dubbi iniziali: ad esempio, un paziente con attacchi di panico frequenti imparerà che sì, essi sono spiacevoli da sperimentare, ma non causano affatto la morte e sono temporanei.

2. Allenamento al riconoscimento e alla gestione delle emozioni

Per affrontare le emozioni sgradevoli, occorre innanzitutto saperle riconoscere, a partire dai loro correlati fisici. In secondo luogo, verranno insegnati alcuni metodi per gestire l’ansia, tra cui il rilassamento muscolare progressivo (imparare a rilassarsi tramite la contrazione e il rilassamento di gruppi muscolari) e tecniche di respirazione. Il tutto, per giungere preparati al momento dell’esposizione.

3. Riconoscere i pensieri negativi/distorti

Un training finalizzato alla comprensione della la differenza tra un pensiero realistico ed uno negativo (inizia la ristrutturazione cognitiva). Es. pensiero irrealistico: ho il cuore che batte velocissimo, probabilmente sto morendo pensiero equilibrato: ho il cuore a mille, forse sono un po’ agitato per quell’esame. Se faccio qualche respiro profondo, magari mi calmerò.

4. Sfidare i pensieri negativi e sostituirli con le alternative possibili

Dopo averli identificati, si possono mettere alla prova i pensieri disfunzionali attraverso un confronto con i fatti della realtà “oggettiva” (“quali prove ho di questo?”). Una volta identificato il pensiero difettoso, occorre cercare di sostituirlo con uno più realistico ed equilibrato, ovvero trovare una spiegazione alternativa.

5. Esposizione

Si mettono in pratica le abilità cognitive ed emotive apprese, “nel mondo reale”. Non sarà facile, si tratta di una vera e propria palestra. Immaginate di correre su un tapis roulant dopo un lungo periodo di inattività: la prima volta sarà incredibilmente faticoso, e vorrete smettere subito. La seconda, un po’ meno odioso. La terza, comincerete a vedere miglioramenti.

6. Prevenzione delle ricadute

È normale avere la sensazione di fare dei passi indietro, di tanto in tanto. Una buona terapia non garantisce di non avere mai più problemi d’ansia, ma fornisce gli strumenti per saperla gestire. Per questo, fare palestra di CBT è fondamentale: al fine di non ricadere nel disturbo conclamato d’ansia. La cosa bella è che ci si può allenare in qualunque momento e situazione, bastano motivazione e costanza.

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