Psicoterapia Strategica Breve a Londra e Online

Psicoterapia Strategica Breve a Londra e Online

Cos'è la Psicoterapia Strategica Breve

Vi è mai capitato di intestardirvi sulla soluzione di un problema, e che, una volta arresi ed interrotti i tentativi, questo svanisse da sé? A volte cerchiamo di cambiare lo stato delle cose intorno a noi, ma utilizzando sempre la stessa tecnica non riusciamo a cambiare prospettiva. La terapia breve strategica offre soluzioni alternative a quelle che siamo comunemente abituati ad usare.

La terapia breve strategica è un approccio che affonda le sue radici in una moltitudine di scuole di pensiero, incluse la teoria dei sistemi, la teoria della comunicazione, ed il costruttivismo radicale. Il modello è stato formulato nella scuola di Palo Alto, in California, negli anni Settanta e si è successivamente evoluto grazie all’italiano Giorgio Nardone (Centro di terapia strategica di Arezzo) e da Paul Watzlawick.

Si tratta di un approccio utilizzato nel trattamento di alcune importanti psicopatologie: disturbi fobici e ossessivi, disturbi alimentari, depressione, problemi sessuali, psicosi, dipendenze di vario genere.


Come funziona la Psicoterapia Strategica Breve?

La particolarità di questo tipo di terapia è che, a differenza di molti altri approcci, stabilisce fermamente di non occuparsi delle cause alla radice dei disturbi, ma di focalizzarsi esclusivamente sul problema presente riportato dal/la paziente. Secondo Nardone, infatti, la ricerca e comprensione delle cause di un disturbo non produce la sua sparizione (ed in questo, la terapia breve strategica si contrappone con forza alla psicoanalisi freudiana). Non conta tanto il “perché” di un problema, ma il “come” continua a perpetrarsi.

Altra differenza rispetto ad alcuni approcci tradizionali è che il sintomo viene visto come una “tentata soluzione che alimenta il problema”. Quando una persona persiste nell’utilizzo di una soluzione non funzionale (es. una persona con fobia che tenta di evitare ciò che le fa paura, e così facendo alimenta la fobia stessa), è probabile che si creerà un disturbo, una sorta di blocco, fatto di azioni e reazioni emotive. Non esiste, quindi, un modo di pensare e di comportarsi “sbagliato” in assoluto, ma solo modalità poco adatte al contesto in cui ci si trova.

Per Nardone, la chiave della guarigione è, quindi, tentare soluzioni alternative e più adatte al problema presente. In una parola, sperimentare esperienze diverse da quelle alle quali si è abituati, in modo da assumere una prospettiva diversa e cambiare, di conseguenza, anche la propria visione di se stessi e del mondo.

Nel corso dell’intervento strategico, il terapeuta è particolarmente attivo, nel senso che prescrive veri e propri compiti (a casa e in seduta), strumento centrale di questo tipo di terapia. La prescrizione è un compito studiato strategicamente per ogni disturbo e “parla la lingua del paziente”.

Per esempio, per un paziente paranoico con la convinzione che i vicini lo stiano spiando e videoregistrando, la prescrizione terapeutica potrebbe essere di installare dei fari in camera da letto in modo da abbagliare le telecamere nascoste. Questo tipo di compito, apparentemente rinforza la convinzione del paziente. Eppure, come si sentirà egli, mettendolo in pratica sotto consiglio di qualcun altro? Improvvisamente, qualcosa che è sempre stato considerato una propria convinzione (“i vicini mi spiano”) viene esternalizzato (“lo crede anche il mio terapeuta!”): questa esternalizzazione permette di osservare più realisticamente la propria credenza per accorgersi che, effettivamente, non ha basi solide.

Questo e altri esempi sono applicazioni cliniche effettivamente utilizzate da Giorgio Nardone.

Uno degli aspetti interessanti di questo approccio è la sua componente sistemico-familiare. E’ infatti importante considerare non solo il paziente designato, ma tutte le figure che ruotano intorno ad esso. Questo perché, secondo la teoria dei sistemi, ogni componente del contesto sociale stretto del paziente (es. la famiglia, il partner nella coppia) contribuisce, inconsapevolmente, a mantenere il problema (o la salute) del singolo. Per sbloccare il circolo vizioso, spesso le indicazioni della terapia sono date non a chi presenta il disturbo, ma a componenti della sua famiglia.

Per esempio, i genitori di una ragazza anoressica in terapia breve strategica potrebbero ricevere il suggerimento terapeutico di assecondare il suo desiderio di non mangiare, smettendo di apparecchiare per lei, e ricordandole, ogni volta che mangia, che ha stabilito di digiunare. In questo modo, la prospettiva della ragazza riguardo all’utilità e sensatezza del non mangiare potrebbe cambiare radicalmente, così come il suo comportamento.

In generale, il terapeuta breve strategico è un esperto di comunicazione. Egli/ella utilizza un linguaggio di tipo analogico (privilegiando metafore e aforismi, concetti “visuali” ed immediati) per raggiungere aree cerebrali specifiche ed avere un forte impatto su emozioni e percezioni del paziente.


Quanto dura un intervento breve strategico?

Il trattamento prevede un numero relativamente basso di sedute. Di solito, le prime dieci sedute, a frequenza settimanale, sono finalizzate allo “sblocco” del problema.

Successivamente, si passa ad una fase di consolidamento delle risorse sviluppate, al fine di evitare le ricadute (una seduta ogni 3-4 settimane). La terapia si conclude con tre sedute di controllo (follow-up) a distanza di tre mesi, sei mesi e un anno. In genere, la terapia non dovrebbe superare le venti sedute; se questo non avviene, il terapeuta strategico considera l’applicazione di un percorso di approccio diverso. In ogni caso, scopo della terapia è ottenere l’autonomia della persona.


Cosa aspettarsi da questo tipo di approccio?

La psicoterapia breve strategica non è adatta a tutti. Sta al terapeuta esperto valutare l’idoneità del paziente e delle sue modalità relazionali a questo tipo di tecniche. In particolare, coloro che tendono a rivestire il terapeuta di aspettative molto elevate, o a delegare la responsabilità delle proprie azioni ad altri, potrebbero non trovarsi a proprio agio (o trovarcisi troppo!) con i compiti prescritti. L’approccio breve strategico è un valido aiuto, di comprovata efficacia per moltissimi disturbi, ed ha una componente “creativa” e per certi versi provocatoria che molte persone potrebbero trovare liberatoria. È tuttavia fondamentale mantenere un atteggiamento aperto al cambiamento e alla rivoluzione delle proprie abitudini disfunzionali.


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