Come Aiutare Una Persona Cara Che Soffre di Disturbi Alimentari

Come Aiutare Una Persona Cara Che Soffre di Disturbi Alimentari

I disturbi del comportamento alimentare affliggono una fetta sempre più estesa di popolazione. Solo in Italia, sono in tre milioni di persone a soffrirne, e, sempre più di frequente, l’esordio avviene in tenera età. Tuttavia, si tratta di un male che sa nascondersi bene.

L’anoressia nervosa è il disturbo del comportamento alimentare più rappresentato nell’immaginario collettivo e, forse, più evidente, poiché uno dei criteri di questa patologia è la presenza di un indice di massa corporea molto basso (BMI < 18,5). Le persone che ne soffrono sono, quindi, quasi sempre pericolosamente emaciate, tanto da attirare spesso lo sguardo degli sconosciuti, suscitando un misto di spavento e fascino.

Se si parla di bulimia nervosa, invece, non esiste un modello corporeo ben preciso a cui far riferimento, poiché spesso queste persone riescono a mantenere un peso tutto sommato nella norma, o anche sopra la media.

Infine, esistono disturbi meno conosciuti della bulimia e dell’anoressia, in cui i comportamenti bizzarri e patologici nei confronti del cibo variano da una presenza di abbuffate compulsive senza vomito o altre compensazioni (disturbo d’alimentazione incontrollata), all’incapacità di nutrirsi adeguatamente, ad esempio mangiando solo dolci o altre tipologie specifiche di cibi (disturbo evitante/restrittivo dell’alimentazione).

Ciò che è poco evidente all’occhio di chi guarda è che, in questo ampio spettro di problemi legati al cibo (ma non solo), la vera problematica non è solo nel peso, ma risiede anche nel comportamento, e nella visione che queste persone hanno di sé, molto variabile in base a questi comportamenti (es. anoressica che pensa di essere stata “brava” per aver mangiato una mela in un giorno intero).

Se conosci una persona che ti sembra avere comportamenti curiosi o negativi nei confronti dell’alimentazione, già sei a metà dell’opera. Significa che hai saputo osservare degli elementi di turbamento in lei/lui, indipendentemente dal suo peso. Ecco qualche indicazione che potrebbe aiutarti a non danneggiarla/o e, forse, ad aiutarla/o, tenendo sempre ben presente che non potrai mai essere il suo terapeuta:

1. Le “buone” domande: “come stai?”, “cosa vuoi?”, “cosa hai voglia di fare?”

Una domanda posta con genuino interesse può far riflettere la persona su come effettivamente si senta, magari per la prima volta in una lunga giornata. Le persone con disturbi alimentari tendono a convogliare le proprie emozioni negative sul cibo o sul digiuno, spesso perché non si rendono conto di come stiano davvero. Spesso, inoltre, non si rendono conto di cosa vogliano, poiché l’attenzione è focalizzata su ideali estetici, di apparenza, e non sul proprio vissuto autentico. Una delle cause dei disturbi alimentari è che la persona non è abituata a sentirsi considerato/a per ciò che è, ma più che altro per come appare. Prova a rompere questo cerchio con una domanda posta con sincera curiosità.

2. Proponi delle attività da svolgere insieme

Può essere utile per distogliere la mente da quello che, per chi ha disturbi alimentari, sono chiodi fissi: il cibo e la magrezza. Meglio preferire attività creative che occupino corpo e mente, ma non di eccessivo sforzo fisico (altrimenti la persona potrebbe

utilizzare quell’attività in modo compulsivo, allo scopo di dimagrire).

3. Suggerisci una psicoterapia

Dai disturbi alimentari si guarisce. Prima si riesce ad intervenire sul problema, più si alzano le probabilità di riuscita del trattamento. Ma non si guarisce con la sola forza di volontà, e nemmeno parlando con un amico. Se hai modo di fare una chiacchierata sincera con questa persona, ricordale/gli che esistono trattamenti efficaci per i disturbi alimentari, e che non è necessario “chiudersi in clinica” (a meno che non ci sia un caso di gravissima denutrizione). Una psicoterapia integrata, affiancata a visite regolari condotte da un’equipe medica, può risolvere il problema di una vita e restituire interessi e passioni diversi dal mero “voler dimagrire”.

4. Evita i commenti sul corpo

L’insistenza nel guardare Può sembrare scontato, ma viviamo in una società in cui il corpo delle donne è oggetto di continui commenti, e, purtroppo, può capitare a chiunque di farne. Per una persona con DCA, nessun commento relativo al proprio corpo è utile, nemmeno se richiesto esplicitamente (“ti sembro grassa?”). Non cadere nella trappola della rassicurazione; piuttosto, cerca di deviare la conversazione su altre caratteristiche della persona che hai di fronte, riconoscendo talenti, capacità e/o stati d’animo, ma non aspetti estetici. Il discorso vale anche per gli uomini, dato che, anche se in netta minoranza, i DCA colpiscono anche loro. Vietato anche osservare con insistenza i momenti del pasto, se visibili. Non c’è nulla che metta più a disagio le persone con disturbi alimentari dell’essere guardate con attenzione mentre mangiano.

5. Non fartene una colpa

Occorre che tu sappia che i caregiver (coloro che si prendono cura di qualcun altro) sono sottoposti a grande stress, esattamente come coloro che soffrono del disturbo stesso. Quindi, non farti carico di battaglie che non puoi affrontare e smetti di chiederti: “cosa avrei potuto fare per evitarlo?”. I disturbi alimentari nascono per una co-occorrenza di cause, e mai per una soltanto.

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