Come Affrontare L’Autolesionismo

Come Affrontare L’Autolesionismo

Cosa spinge alcune persone a farsi volontariamente del male? Perché ci sono individui che si provocano deliberatamente dolore fisico incidendosi la pelle, imponendosi digiuni estremi o assumendo eccessive quantità di farmaci o alcol?

L'autolesionismo è un disturbo psicologico ancora poco discusso perché spesso le persone che ne sono affette si vergognano ad ammettere le loro problematiche. A causa di questo tabù, in molti casi chi ne soffre arriva a chiedere aiuto tardi, quando la situazione ha già inciso in maniera significativa sull’esistenza quotidiana.

Le emozioni e i vissuti di coloro che sperimentano questa situazione sono complessi e diversificati, e non vanno assolutamente sottovalutati o banalizzati. Ad esempio, è sbagliato considerare l'autolesionismo solo come un modo per attirare l’attenzione.

Chi cerca attivamente di procurarsi dolore spesso vive questa situazione come una modalità per ridurre una incombente sensazione di stress emotivo o di ansia. In alcuni casi può essere intesa anche come una specie di rito di “espiazione”, per fronteggiare i sensi di colpa, spesso immotivati, che derivano da scarsa autostima, pensieri negativi ricorrenti e umore depresso.

In generale, le persone che vivono tale condizione non pensano al suicidio, ma può accadere che i danni che si procurano siano talmente gravi da richiedere l'intervento medico. Il desiderio di farsi del male si può manifestare con episodi incombenti, in cui la persona sente l'impellente bisogno di procurarsi dolore, quasi a voler mostrare a sé stessa di essere in grado di superare i limiti fisici del proprio corpo. In molti casi, non appena viene soddisfatta questa necessità, il senso di bisogno si placa e l'individuo sembra, apparentemente, tornare alla propria vita normale.

Le persone che soffrono di autolesionismo possono mostrare strane lesioni (spesso tagli, bruciature o ematomi) che non vogliono o non riescono a spiegare, tendono ad isolarsi e possono apparire tristi, demotivate e/o particolarmente stressate. Anche i disturbi alimentari, in un certo modo, possono essere considerati come manifestazioni autolesionistiche, in quanto, anche in questi casi, ovengono messi in atto volontariamente comportamenti che causano disagio e malessere fisico (con digiuni o abbuffate di cibo che il corpo fatica a tollerare).

Varie possono essere le cause che spingono a mettere in atto comportamenti autolesionistici, che possono essere scatenati da un evento negativo, come un lutto o una perdita, o un periodo particolarmente stressante che tende ad amplificare difficoltà già esistenti (un basso giudizio di sé e delle proprie capacità, una tendenza ad essere particolarmente ansiosi e la difficoltà ad esprimere le proprie emozioni).

Ma come affrontare un disturbo così complesso? Sicuramente, il primo passo, da parte della persona che si trova in tale situazione, è la consapevolezza di avere un problema e di volerlo affrontare per risolverlo. A partire da questa decisione, è importante rivolgersi ad un professionista che sappia avviare un percorso terapeutico nel quale le modalità dannose (quali possono essere i comportamenti autolesionistici) per fronteggiare eventi e vissuti negativi siano gradualmente sostituite da strategie in grado di garantire un miglior adattamento al contesto di vita e un maggior benessere psicologico.

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